Non riesco più a provare piacere. Cause e rimedi dell’Anedonia

2 anni fa
24 Aprile 2019
di vincenzo andreoli

Con il termine “Anedonia” (parola greca composta dal prefisso negativo an e h?don?, “piacere”) descriviamo l’incapacità di una persona di provare piacere. Questa condizione può essere un sintomo di disturbi importanti o conseguenza di una dipendenza da sostanze.  Se ci riconosciamo in una simile condizione sarà quindi opportuno rivolgersi al proprio medico o meglio ad uno specialista. Se invece rappresenta solo una tendenza nella nostra vita, ci potrà essere utile riflettere sul suo significato.

Tutto ruota attorno al “piacere”. Cosa è il piacere? In termini biologici è una sorta di ricompensa quando si assolve ad un bisogno utile alla sopravvivenza, come bere, mangiare, riprodursi. Ci stimola
a provvedere a funzioni che potremmo magari trovare faticose, se non ne derivasse poi una gratificazione. Senza piacere noi non avremmo desideri. E senza desideri verrebbe meno qualsiasi motivazione.

Come può venir meno il piacere? Immaginiamo ad esempio un bambino a cui non viene dato il tempo di desiderare, perché magari dei genitori attentissimi sono così generosi e prodighi nel fornirgli ogni possibile gratificazione da non lasciargli il tempo di sentire il proprio desiderio. Tutto viene soddisfatto così velocemente da non creare quella tensione indispensabile ad attivare risorse per soddisfarli. Proprio quello che viene comunemente definito un bambino “viziato”. Ecco come il rapporto con il desiderio e con il piacere sarà probabilmente distorto. Lo stesso effetto, stavolta in un adulto, può
essere generato dal bombardamento di stimoli, che è anche caratteristico – ad esempio – della vita nelle grandi città. Un’offerta di tutto e di più che stordisce ed aliena. Una “abbuffata” continua che per assurdo
anestetizza rispetto al provare piacere, ne rende difficile l’esplorazione, l’approfondimento, addirittura ne nega i tempi. Tutto subito e velocemente, finché non si sente più nulla, e si è spinti a sollecitazioni sempre più forti, ricorrendo talvolta a sostanze che poi hanno lo stesso tipo di effetto. Cosi si sviluppa l’Anedonia.

Le possibili soluzioni all’Anedonia. Insomma, anche “ostriche e champagne”, se mangiate tutti i giorni, in poco tempo stufano, annoiano, ed alla fine non ne sentiremo più nemmeno il sapore. In sostanza quindi è l’eccesso stesso di piacere ad uccidere il piacere, un meccanismo sottile e perverso che può toglierci il sale della vita. Meglio quindi non abusare dei nostri piaceri e renderli un tantino “speciali”, per non rischiare che l’assuefazione esautori il nostro gradimento. Qualora questo disturbo diventi un “problema” per la persona, come detto, è consigliabile contattare uno specialista.

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