“Condizioni Inail demenziali”: a Venezia chiude per sempre lo storico Harry’s Bar

2 mesi fa
14 Maggio 2020
di redazione herald

A Venezia chiude lo storico Harry’s Bar. Ha resistito alla guerra. È andato avanti lungo tutto il Novecento e il primo ventennio del duemila. Ma contro il coronavirus non ce l’ha fatta. L’Harry’s bar di Venezia, simbolo nazionale, non riaprirà più al pubblico. Nel 2001 il bar fu dichiarato patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali.

 

A Venezia chiude lo storico Harry’s Bar: “condizioni Inail demenziali”

“Lunedì non riapro, con quelle linee guida è impossibile. Sono condizioni demenziali scritte da gente senza idee e se resteranno così, non si riapre né lunedì né mai più”. A dirlo è Arrigo Cipriani, storico proprietario del locale a pochi passi San Marco, inaugurato dal padre 89 anni fa.

Il locale si è fermato solo per una breve parentesi nel ’43. “Allora fu requisito dai repubblichini. Adesso sta per essere chiuso dalle menti sublimi dell’Inail”. Cipriani, che aveva chiuso agli inizi di marzo per l’emergenza sanitaria, è molto amareggiato per le  linee guida previste per la riapertura dei locali a partire dal 18 maggio.

L’Harry’s bar: il locale di Charlie Chaplin, Arturo Toscanini ed Ernest Hemingway

Con la chiusura dell’Harry’s bar non si ferma un semplice locale. Si tratta della perdita di un vero e proprio “monumento nazionale”, che – come ricorda il wine e food blogger Luciano Pignataro – è stato meta di artisti come Charlie Chaplin, Arturo Toscanini ed Ernest Hemingway, con 27 ‘filiali’ nel mondo.

Secondo il patron, le nuove norme sarebbero “decadenti che neanche nel Medioevo”. “Ci dovrebbero essere 4 metri quadrati attorno ai commensali e dovrò chiedergli l’autocertificazione, per sapere in che rapporti sono tra loro. E’ pazzesco. Sulla prenotazione, scrivono che è ‘preferibilmente obbligatoria’, ma o è un obbligo o no?”.

La situazione lo ha reso molto disilluso. “Purtroppo temo che non verrà nessuno, il mondo si è fermato”. L’Harry’s bar ha soltanto due piccole salette di 40 mq. “Non ho contato quante dovrebbero starcene ora, ma so che dovrei licenziare almeno 50 dipendenti (sui 75 attuali) se volessi aprire così. Io ho 88 anni, posso anche andare in pensione a questo punto”. Vedi anche La Storia dell’Harry’s Bar. Vedi anche: Norme igieniche per ristoranti, bar e pub contro il contagio da coronavirus

 

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