La verità sul caso Harry Quebert su Sky, quello che devi sapere sulla mini serie ispirata al romanzo bestseller

2 anni fa
11 Aprile 2019
di silvia perugi

Sul catalogo Sky Atlantic è presente la mini serie tratta dall’omonimo bestseller La verità sul caso Harry Quebert. Dieci episodi, in onda ogni mercoledì sera e già disponibili anche on demand, in cui sono condensate le quasi 800 pagine del romanzo di Joël Dicker che ha scalato le classifiche mondiali, venduto milioni di copie e vinto premi prestigiosi, diventando uno dei più eclatanti casi letterari degli ultimi tempi. Dietro la macchina da presa c’è Jean-Jacques Annaud, alla sua prima esperienza televisiva dopo aver diretto capolavori cinematografici come Il nome della rosa e Sette anni in Tibet. A vestire i panni dell’Harry del titolo è invece Patrick Dempsey, che schiere di fan in giro per il mondo hanno amato follemente quando indossava il camice bianco in Grey’s Anatomy, e per cui quelle stesse schiere di fan in tutto il mondo hanno pianto inconsolabili quando nel 2015, dopo ben 11 stagioni, il dottor Stranamore è uscito tragicamente di scena. Poche puntate, ma di grande qualità, a dimostrazione del fatto che di fronte a un’offerta di titoli pressochè illimitata, ormai la strategia che paga è quella che abbandona le produzioni seriali pensate e sviluppate su più stagioni, per dedicarsi alla serialità breve, da consumare velocemente, così da poter passare subito ad altro.

La serie tv e il romanzo che l’ha ispirata. Bastano pochi episodi per ripercorrere tutti i momenti salienti con cui Dicker ha infarcito il suo romanzo, che, a dispetto delle dimensioni, si legge praticamente in un lampo. Chi ha divorato e apprezzato il libro, non può perdersi la trasposizione televisiva: un’occasione per rinfrescarsi la memoria di fronte a una trama che definire intricata è un eufemismo, e per dare un volto a personaggi a cui dopo tante pagine ci si è forse anche un po’ affezionati. “Un bel libro” – dice il professor Harry Quebert al suo studente e poi amico Marcus Goldman – “è un libro che dispiace aver finito”. A tutti i lettori colpiti dal senso di abbandono dopo aver terminato il romanzo, non resta che godersi la serie e togliersi la curiosità di vedere come la vicenda rende sullo schermo. Chi invece il libro non lo ha letto, avrà modo di farsi trasportare completamente dal susseguirsi degli eventi. Le prime puntate servono per prendere familiarità con una struttura narrativa complessa, che si svolge su due piani temporali differenti. La storia è ambientata nel 2008, ma sono continui i flashback riferiti a fatti avvenuti 33 anni prima, durante l’estate del 1975. Man mano che si va avanti, gli episodi aggiungono tasselli di verità, o presunta tale, fino all’ultima puntata (o all’ultimo capitolo del romanzo). Perché come insegna Harry al suo allievo: “Quando arrivi alla conclusione di un libro, Marcus, devi regalare al lettore un colpo di scena finale”. E se a questo punto la mini serie in onda su Sky vi avesse conquistato, perché non passare allora al libro? C’è tutta una parte, che nulla toglie alla ricostruzione di quanto accaduto nell’agosto del 1975, che nella trasposizione televisiva viene quasi completamente tralasciata. Quando Harry Quebert, stimato professore universitario, e ancor prima autore di un libro capolavoro Le origini del male, insegna al suo giovane studente Marcus Goldman, alle prese con la stesura del suo primo romanzo, le 31 regole d’oro per scrivere un libro, che poi uno le può facilmente intendere come le regole d’oro per vivere la vita.

La vicenda. Per il resto non ci sono sostanziali differenze tra il libro e la serie tv, a parte l’ambientazione, un dettaglio che non può sfuggire ai lettori più attenti. Nel romanzo la vicenda si svolge ad Aurora nel New Hampshire, la serie girata da Annaud, invece, è ambientata qualche centinaio di chilometri di costa più a nord, a Summerdale nel Maine, ma l’oceano e le onde che lo inquietano non cambiano. La verità sul caso Harry Quebert racconta tante storie diverse in una sola. C’è un uomo, Harry, che viene arrestato per un omicidio avvenuto più di trent’anni prima. C’è un amico, Marcus, che fa di tutto per dimostrare la sua innocenza. C’è una ragazzina di 15 anni, Nola Kellergan, misteriosamente scomparsa il 30 agosto del 1975. C’è un amore proibito, una nuova amicizia che nasce mentre si snodano i fili di un’intricata matassa, un giovane scrittore in crisi di fronte alla stesura del suo secondo romanzo, e uno più vecchio che ha paura di deludere il suo amico e discepolo, senza rendersi conto che il problema è che ha deluso prima di tutto se stesso. C’è una verità da cercare, che per venire fuori ne svelerà molte altre. C’è un ragazzo che scopre che il suo mentore e suo unico amico non è chi ha sempre creduto che fosse. Un ragazzo che a Sommerdale o ad Aurora nell’estate del 2008, mentre cerca la verità su Harry Quebert e Nola Kellergan, diventa un uomo che fa i conti con le proprie paure.

La morale. C’è tutto questo e molto di più tra le pagine e le scene de La verità sul caso Harry Quebert, dipende da quello che ognuno ci trova. C’è l’amore, che è bellissimo fino a quando non diventa dolorosissimo. “Dopo l’amore c’è solo il sale delle lacrime”, dice Harry a Marcus. C’è la verità, che è difficilissima da afferrare, perché ogni prospettiva ha inevitabilmente una visione parziale dell’insieme. Nella vita reale il vero è sempre un momento del falso. E ci sono gli errori. E non sono mai gli errori che hai fatto per amore degli altri che ti fregano, sono sempre e solo quelli che hai fatto per amore di te stesso che rimpiangerai, se hai l’onestà e il coraggio di ammetterli. Infine c’è la vita. “La vita – insegna Harry a Marcus – è una lunga caduta. L’importante è saper cadere”. Fino all’ultimo capitolo (o all’ultimo episodio): “Marcus, l’ultimo capitolo di un libro deve essere il più bello”, spiega Harry al suo allievo. E’ proprio lì che si deve arrivare per risolvere un arcano che dura da 33 anni.