Intervista a Giulio Tarro. Il coronavirus ha invaso da mesi le nostre vite. Gli ultimi dati ci dicono che l’Italia ha superato abbondantemente la soglia dei duecentomila contagi accertati. I morti al momento sono 29.684. I contagi attuali, per fortuna, stanno progressivamente calando. Sul Covid-19 circolano una moltitudine di punti di vista, con esperti autorevoli spesso in aperto contrasto tra loro. Tra questi il primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli Giulio Tarro, che ha sostenuto sin dall’inizio la validità della terapia al plasma per i pazienti gravi affetti da Covid-19.
Giulio Tarro è primario emerito dell’Ospedale Cotugno di Napoli. È stato allievo del medico e virologo polacco naturalizzato statunitense Albert Bruce Sabin, famoso per aver sviluppato il più diffuso vaccino contro la poliomielite. Nella sua carriera (vedi il suo cv) ha combattuto il cosiddetto “male oscuro di Napoli” e affrontato emergenze come Colera, Suina ed Ebola. Tra le sue onorificenze, c’è quella di Grande ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica. Nonostante ciò alcuni aspetti del suo curriculum sono stati recentemente oggetto di polemiche.
La terapia al plasma contro il coronavirus è oggi in uso in molti ospedali italiani, con ottimi risultati. Eppure Tarro è stato accusato da alcuni colleghi di esprimere opinioni senza rigore scientifico. L’intervista a Giulio Tarro esclusiva di Herald Italia.
Professor Tarro, siamo entrati prima degli altri in questa epidemia e ci stiamo uscendo dopo. Abbiamo attuato le misure più drastiche. Come se lo spiega?
“Dovremmo uscire dagli aspetti cronologici tradizionali. C’era un certo numero di casi di polmoniti interstiziali già a dicembre, che adesso vengono fuori. Per cui abbiamo ragione di credere che questo virus circolasse in Italia molto prima del 21-22 febbraio quando fu dichiarato positivo il famoso 38 enne proveniente da Wuhan.”
Lei è stato uno dei primi a sostenere l’utilità della terapia al plasma. Per questo è stato molto criticato. Ora però la stanno usando con risultati molto incoraggianti. Adesso le critiche riguardano i costi e per qualcuno il livello di sicurezza. Cosa ne pensa?
“Dico semplicemente che la terapia al plasma o sieroterapia non costa quasi niente. Questo lo sanno tutti. Riguarda delle trasfusioni di sangue e non ci sono queste spese così onerose. Sono spese relative più che altro al procedimento e che certamente costano poco.”
Sulla sicurezza?
“In Italia fortunatamente, nel 1992 abbiamo avuto la legge per il danno da trasfusione. Siamo ad un livello di sicurezza molto alto. C’è inoltre una grossa esperienza in merito. Si tratta di una pratica utilizzata già durante la spagnola e in molte malattie infettive. Sono praticamente anticorpi già formati. Parliamo dello stesso principio del vaccino. Vacciniamo il soggetto affinché lui possa produrre degli anticorpi che lo proteggeranno dal virus. Nel caso specifico abbiamo già gli anticorpi del guarito. Anche perché non sarebbe guarito se non avesse formato gli anticorpi. Una volta formati questi anticorpi del soggetto guarito possono essere utilizzati per curare il malato. Soprattutto se in fase critica.”
Qualcuno l’ha accusata del fatto che lei sostiene che questa cura possa essere sostitutiva del vaccino.
“Mi pare una questione di logica e di buon senso. Il vaccino è un preventivo. Bisogna farlo prima della malattia. Noi ci troviamo in piena epidemia e non abbiamo un vaccino. Questo deve essere prodotto, deve essere efficace e sicuro. Quando ci sarà il vaccino potrà essere utilizzato. Per ora abbiamo gli anticorpi che servono a contrastare la malattia in corso. Perché non usarli?”
Quindi se qualcuno l’avesse ascoltata qualche mese fa…
“Avremmo salvato molte vite. La prova è che a Mantova già non è morto più nessuno.” Il primario emerito del Cotugno, infatti, già in un’intervista rilasciata all’Avanti dell’11 marzo, parlava di cura al plasma come “logico impiego per aiutare i pazienti più gravi”.
Professore, ha ricevuto diversi attacchi sulla presunta candidatura al Nobel e su alcune incongruenze relative al suo curriculum.
“Sono cose che non hanno ragion d’essere. Innanzitutto, io posso essere candidato al Nobel e chi mi presenta me lo dice. Non si tratta della commissione. La commissione e i suoi risultati si potranno sapere chissà quando. Ma per lo meno io so chi mi ha presentato, non so se rendo l’idea. Una questione che davvero non ha senso. Un polverone davvero paradossale, che non doveva essere nemmeno sollevato.”
E il curriculum?
“Si attaccano allo zoccolo più duro, dopo tanti anni. Cosa dovrei dire? Dimenticano anche che sono ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (lo dice con tono ironico n.d.r.). Ho ricevuto due medaglie d’oro, una dal Ministro della Pubblica Istruzione e una “Al Merito della Sanità Pubblica”.
Il Prof. Giuseppe Remuzzi ha detto recentemente che i “malati di coronavirus sono meno gravi” e che “forse il virus è cambiato”. Cosa ne pensa?
“Si è parlato di circa una settantina di giorni o anche di novanta, per vedere questo virus calare. È normale che si affievolisce. Ma questo non dipende dal virus secondo me”.
E da cosa?
“Presumibilmente fa parte dell’epidemia. Come i virus influenzali che sono stagionali. È chiaro che in quel caso uno si può regolare meglio perché abbiamo più esperienza. A un certo punto vengono prodotti degli anticorpi dalla popolazione e il virus sempre più difficilmente può circolare. La ricetta degli israeliani, gli svedesi, inizialmente gli inglesi. Proteggere gli anziani e far circolare il virus tra i giovani. La cosiddetta immunità di gregge”.
I risultati degli ultimi giorni sono sempre più positivi. Le terapie intensive si stanno svuotando, che prospettiva abbiamo per l’estate?
“Siamo in fase calante. Si può presumere che come dopo la prima Sars, dopo 6 mesi è finita (vedi Come andò con la Sars? de Il Post). Finirà anche questo virus comunque.”
Eppure alcuni non hanno modificato minimamente la comunicazione. Non è che il catastrofismo di oggi sia un po’ anacronistico? Seppure nel dramma che abbiamo vissuto e che nessuno può mettere in dubbio, naturalmente…
“Ma certamente. La ricetta israeliana è stata opposta alla nostra, così come in Svezia. E si sono trovati benissimo, senza misure drammatiche come le nostre.”
Vedi anche: Coronavirus, dove ha sbagliato l’Italia: parla il Pres. dell’Ordine dei Biologi