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E’ ora che De Laurentiis dica la verità ai tifosi
La disfatta con l'Arsenal ha radici lontane, ed è il frutto di errori societari che hanno inizio dal roboante ingaggio del pluridecorato tecnico Carlo Ancelotti, mossa presidenziale atta a placare l'ira dei tifosi orfani dell'amatissimo Maurizio Sarri, ma ignara che il buon Carletto ha sì vinto ovunque, ma allenando sempre squadre colme di fuoriclasse, a differenza del Napoli gli ha chiesto - come si suol dire - di fare le "nozze con i fichi secchi".

Si chiude la prima deludente stagione dell’era Ancelotti ed è tempo di bilanci, con una squadra mai in lotta per il titolo, eliminata nel girone di Champions League (seppur tra tanti rimpianti), fuori dalla Coppa Italia, e dulcis in fundo eliminata meritatamente dall’Arsenal nei quarti di finale di Europa League.
Questa disfatta ha radici lontane, ed è il frutto di errori societari che hanno inizio dal roboante ingaggio del pluridecorato tecnico Carlo Ancelotti, mossa presidenziale atta a placare l’ira dei tifosi orfani dell’amatissimo Maurizio Sarri, ma ignara che il buon Carletto ha sì vinto ovunque, ma allenando sempre squadre colme di fuoriclasse, a differenza del Napoli gli ha chiesto – come si suol dire – di fare le “nozze con i fichi secchi”.
Il secondo errore imperdonabile è stato quello di non sostituire in estate Jorginho, perno del centrocampo, chiedendo a “Capitan” Hamsik di svolgere un ruolo non suo, per poi far partire anche lui a gennaio senza trovare un adeguato rincalzo, ma provando ad adattare gli altri centrocampisti della rosa in quel ruolo con scarsi risultati.
Tutto ciò senza considerare che con il prestito di Rog e l’infortunio di Diawara, il centrocampo è andato in difficoltà per mancanza di uomini.
Naturalmente anche Carletto ci ha messo del suo, modificando l’assetto tattico e incentrandolo su una manovra più basata sulle vie centrali, nonostante la rosa avesse laterali in abbondanza con diversi interpreti che spesso si sono trovati a giocare fuori ruolo.
Alla luce dei risultati è giunta l’ora che il Presidente De Laurentiis esca allo scoperto e dica alla piazza quale futuro ci aspetta, perché se nelle sue esternazioni pubbliche continua ad asserire che “questo calcio sembra sempre più vecchio e necessita di una Superlega a numero chiuso”, dimentica che forse che lui non ne farebbe nemmeno parte: per sedersi al tavolo dei grandi c’è bisogno di alzare l’asticella, con una squadra che possa realmente competere in campo nazionale ed internazionale.
Questo i tifosi lo sanno molto bene.
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