
Quanti di noi hanno sempre sognato di comunicare con le persone che non ci sono più. Un pensiero che rimane nascosto dentro e che si arrende dinanzi all’evidenza della rassegnazione. Almeno per noi adulti. Ma come spiegare ad un bambino che ha perso uno dei genitori che è impossibile comunicare con una persona scomparsa?
In loro vive un sogno e una speranza che va oltre il mondo crudo e reale degli adulti. E’ cosi che Jase Hybdman, un bambino scozzese orfano di padre di sette anni, decide di tagliar corto è scrivere una lettera al padre scomparso, infilandola nella buca della posta inglese indirizzandola in paradiso.
Il risvolto commovente. Le poste inglesi compiono il miracolo, recapitando fino al paradiso la lettera di Jese Hybdman: “Caro Jase, abbiamo consegnato la lettera a papà. E’ stata una sfida complicata evitare le stelle e gli altri oggetti della galassia, ma abbiamo portato a termine la missione e faremo di tutto per continuare a garantirti il servizio in futuro.” A rispondere al piccolo Jase è Sean Milligan, assistente del Direttore delle poste locali. Un gesto commuovente e di grande sensibilità, lontano dal pragmatismo dei tempi odierni e capace di alimentare il sogno di un bambino, al quale è seguito un nobile silenzio estraneo ad ogni forma di auto-celebrazione e pubblicità. La storia sarebbe rimasta privata, infatti, se non fosse stata la mamma del piccolo di setta anni a renderla pubblica, commossa dal gesto d’altri tempi dell’assistente Milligan.
Tratto da “Una nobile bugia” di Massimo Gramellini per il Corriere della Sera.



