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De Laurentis e il Frosinone: non solo interessi, il calcio vive anche di passione
De Laurentis sogna un calcio business e una Superlega europea, dimenticando troppo spesso che il calcio vive sulla passione e le speranze dei tifosi e che promozioni come quelle del Carpi, Benevento e Frosinone, o gli scudetti conquistati dal Cagliari e la Sampdoria sono proprio la parte più autentica di questo sport.

Dopo gli squallidi episodi del “boxing day”, dove tutto è sfumato con i buoni propositi di sempre, Aurelio De Laurentis ha trovato il modo – in questo è uno specialista – di riprendersi la scena, che con un intervista al NY Times ha scatenato un vespaio di polemiche. Il patron azzurro ha infatti attaccato pesantemente il Frosinone e le regole in vigore attualmente nel mondo del calcio: “Che ci fa il Frosinone in Serie A? Non attira spettatori, né interessi, né emittenti nel campionato. Arriva in A, non cerca di competere e torna indietro. Se non possono competere, se finiscono ultimi, dovrebbero pagare una multa e non dovrebbero ricevere denaro.”
Il calcio e la passione. De Laurentis sogna un calcio business e una Superlega europea, dimenticando troppo spesso che il calcio vive sulla passione e le speranze dei tifosi e che promozioni come quelle del Carpi, Benevento e Frosinone, o gli scudetti conquistati dal Cagliari e la Sampdoria sono proprio la parte più autentica di questo sport.
Probabilmente una divisione dei proventi televisivi all’ “inglese” e meno “socialista” aiuterebbe ad avere un torneo più competitivo, ma da quest’orecchio non vuole sentirci nessuno.
Un esame di coscienza. E’ giusto ricordare al patron azzurro che la proprietà del Frosinone in pochi anni ha dotato la squadra di un impianto di proprietà, ragion per cui prima di guardare in casa d’altri sarebbe meglio farsi un esame di coscienza. Non a caso lo stesso Presidente Stirpe ha bacchettato duramente il proprietario del Napoli: “Mi sembrano dichiarazioni di una persona che ha la sindrome di Napoleone. Nella vita serve rispetto e io non ne vedo. Lo sport deve insegnare il rispetto per gli avversari. Queste dichiarazioni si commentano da sole e le rispedisco al mittente. Arrivano parole da parte di persone che non hanno vinto niente e mi sembra anche velleitario. Abbiamo il progetto di crescere in modo sano e attraverso i nostri mezzi. Noi mettiamo i soldi nel calcio e non li prendiamo, siamo stati capaci di realizzare uno stadio mentre altri che hanno risorse ben più importanti delle nostre non hanno regalato alla città un’infrastruttura del genere. Le uniche modifiche che il calcio italiano deve fare sono quelle che devono prendere come punto di riferimento il calcio inglese, tedesco o francese. Non come capita in Italia dove i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.”
Chissà come la penseranno i tifosi azzurri, che da anni sono costretti ad affollare un San Paolo sempre più fatiscente, il cui restyling è stato avviato solo dopo l’assegnazione delle Universiadi del 2019.
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