Salute

Zangrillo del San Raffaele: smettetela di fare terrorismo psicologico

di  Redazione Herald  -  23 Maggio 2020

Coronavirus, parla ancora Zangrillo, del San  Raffaele di Milano. “Le evidenze cliniche sono inequivocabili: nelle ultime 24 ore all’ospedale San Raffaele di Milano non è entrato un malato Covid-positivo con sintomi”. Sono le parole Alberto Zangrillo, direttore delle Unità di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell’Irccs di Milano, all’Adnkronos Salute.

Come riferisce l’Adnkronos,  da giorni il primario evidenzia su questo trend, invitando a non sottovalutare i segnali che arrivano dagli ospedali che sono stati in prima linea nell’assistenza ai malati colpiti gravemente da Covid-19.

Questo concetto è ribadito in un tweet. “Sul carro ‘Virus che molla’, a breve solo posti in piedi”, è la sua provocazione. Per la fase 2, continua Zangrillo, “noi ospedale San Raffaele, Gruppo San Donato, sulla base delle evidenze cliniche e scientifiche invitiamo alla prudenza e ai comportamenti di buon senso.”

Zangrillo: su coronavirus non si dice la verità, situazione negli ospedali è un’altra.

 

Coronavirus, Zangrillo del San Raffaele: no ad ipotesi terroristiche

“Ma stigmatizziamo con forza ogni richiamo, non adeguatamente fondato, a ipotesi terroristiche di ripresa della malattia. Non possiamo bloccare la società nell’attesa di un sequenziamento genetico di un virus mutato, che potrebbe arrivare quando ormai tutto il resto è perduto”.

“Quando affermiamo qualcosa – rivendica – noi del San Raffaele lo facciamo sempre sulla base di un’evidenza. Ora, se l’evidenza clinica non ha alcun senso per lor signori, vorrà dire che continueremo a improntare le nostre politiche sociali sulla base del rapporto tra tamponi effettuati e numero di contagiati.”

“Intendo dire che il fatto che aumenti il numero dei contagiati in Lombardia è figlio del numero dei tamponi eseguiti, quindi dell’invocata tracciabilità. Ma ciò – conclude Zangrillo – non deve portare a considerazioni allarmistiche, in quanto ribadiamo con forza che le evidenze cliniche sono inequivocabili”.