Roma deserta ai tempi del coronavirus: il reportage del fotografo Argenziano

11 mesi fa
2 Aprile 2020
di daniela cursi masella

Roma deserta ai tempi del coronavirus. Si ha tutto il tempo per udire i propri passi. Segno che una consapevolezza sospesa nel tempo abbia avuto la meglio sul senso di libertà, non rendendo appetibile neanche più affacciarsi alla finestra. In una città rassegnatamente silente, regna il cinguettio degli uccellini. Sono avvantaggiati dallo stato di crisi che ha colpito anche i pochi gabbiani rimasti, prossimi pure loro a fuggire da Roma in cerca di cibo e ignari del fatto che la situazione, altrove, non cambierà.

Le uniche forme di vita umana in giro per le strade hanno un’uniforme, un cane al guinzaglio o una busta della spesa.

Un vero e proprio esercito “arancione” domina la capitale. Se ne vede uno ogni cinquanta passi, intento a mantenere il servizio ecologico di una città straordinariamente ordinata.

Gli autobus circolano per lo più vuoti, i taxi sono fermi nelle piazze e i semafori lavorano quasi inutilmente.

Roma immobile e surreale

Nella sua surreale immobilità, Roma ricorda la vita che fu, tirando fuori quell’anima troppo spesso nascosta dal caos. Tornano protagonisti i monumenti con le loro testimonianze: ci portano ai tempi in cui, in assenza dei social, Bernini e Borromini si lanciavano provocazioni a suon di opere architettoniche e sculture; ci rammentano la notte insonne di Pietro Mascagni a via del Pantheon, alla vigilia del trionfo della Cavalleria Rusticana.

In questo silenzio, si sente la nostalgia delle statue parlanti. Sembra di sentir sussurrare Marforio, “E’ vero che i francesi sono tutti ladri?”, e incalzare Pasquino, “Tutti no, ma Bonaparte”. Si ha il tempo per immaginare il fruscio metallico della ghigliottina di Piazza del Popolo, il rintocco della Sperduta e il concerto del quattordicenne Mozart a Piazza Venezia.

Roma deserta ai tempi del coronavirus: l’arte e i monumenti attendono il ritorno alla vita

La fantasia sfiora l’inquietudine di un Ovidio confuso che, ispirato dagli amici Orazio, Properzio e Virgilio, intraprese la strada della poesia, inconsapevole di quanto avrebbe influenzato Alighieri, Petrarca, Boccaccio e Shakespeare.

Il Muro Torto smette di essere un nodo di distratti transiti per mostrarsi in tutta la sua nuda, inquietante, fama di luogo maledetto, sede secolare di sepoltura di ladri, assassini e prostitute.

Da Piazza Navona a Ponte Sisto si aggira indisturbata la leggenda del fantasma di Donna Olimpia Pamphilj su una carrozza fiammeggiante. Peccato che non vi siano passanti da terrorizzare.

Riemerge lo scricchiolio della sedia che fece cadere Augusto al Teatro di Marcello; rimbomba l’intervento urlato al Senato di Marco Tullio Cicerone contro il comportamento sessuale degli avversari politici.

E poi, il focolaio della peste a Trastevere. Una cieca epidemia di morte e di dolore.

Ieri come oggi, sulle nostre inquietudini, però, svetta su Castel Sant’Angelo l’Arcangelo San Michele.

Confidiamo che riponga presto la sua spada in segno di cessato pericolo, simboleggiando, come allora, un ritorno alla vita.

Roma deserta ai tempi del coronavirus, le immagini soggette a copyright:

Il servizio fotografico di Massimo Argenziano realizzato per Herald Italia, seguilo su Instagram

Roma deserta: Piazza San Pietro
Via della Conciliazione
Strade vuote a Roma: Borgo Pio
Roma deserta: Ponte Castel Sant’Angelo
Largo Carlo Goldoni
Strade vuote a Roma: Via dei Condotti
Roma deserta: La scalinata di Piazza di Spagna
I Monumenti deserti a Roma: Fontana di Trevi
Via Borgognona
Roma deserta: Piazza di Spagna
Piazza di Spagna vuota, Fontana della Barcaccia
Roma deserta: Piazza del Popolo
Piazze vuote a Roma: Piazza Navona
Via del Muro torto
Roma deserta: Altare della Patria