Cultura

A Napoli nasce la spesa sospesa: De Crescenzo l’avrebbe chiamata “pietas”

di  Salvatore Di Rienzo  -  26 Marzo 2020

La spesa sospesa a Napoli. “A volte penso addirittura che Napoli possa essere ancora l’ultima speranza che resta alla razza umana”. Lo diceva il maestro Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista. Ebbene, dopo il “caffé sospeso” (altro rituale esaltato da De Crescenzo nell’omonimo libro “Il caffé sospeso”) a Napoli nasce anche “la spesa sospesa”. Proprio nel momento più difficile per Napoli e l’umanità.

La spesa sospesa di Napoli

Non è tempo di caffé. Almeno non al bar, il rituale al quale nessun napoletano avrebbe rinunciato in assenza del Covid-19. Per cui, i napoletani del centro storico, se ne sono inventati un’altra. “C’è gente che oggi ha gravi difficoltà a fare la spesa – spiega un commerciante di forcella -. C’è chi viene qui e lascia un panino in sospeso. Una busta di latte, un pezzo di pane. O addirittura l’intera spesa. Ad usufruirne sono quelle persone che hanno difficoltà”. A volte sono gli stessi commercianti ad avvisare gli indigenti, della presenza dell’opportunità di una spesa sospesa. Cioè pagata da un altro cliente “al buio”, senza sapere a chi andrà, come gesto di solidarietà.

La solidarietà che può salvare il mondo

Il maestro Luciano De Crescenzo ci manca. Sarebbe stata importante una sua parola, una sua chiave di lettura in questo momento così delicato. “Non esistono razze, categorie o popoli cattivi, ma solo singoli individui non dotati di pietas.” La “pietas” è un sentimento di amore, compassione e solidarietà verso l’altro. Così scriveva proprio nel libro “Il caffé sospeso”. Ecco, nonostante l’assenza fisica le perle di Luciano De Crescenzo possono ancora darci una mano. A Napoli, come in molti altri luoghi d’Italia, ci sono ancora tanti individui dotati di umana “pietas”. Così un napoletano può trovare la spesa fatta in salumeria da uno sconosciuto dotato di “pietas”.

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