Le ombre sulla gestione del coronavirus in Italia: parla De Donno

8 mesi fa
20 Maggio 2020
di redazione herald

Le ombre sulla gestione del coronavirus in Italia. Un nuovo servizio delle Iene mette in luce i diversi errori che secondo la trasmissione si stanno compiendo in Italia nella gestione dell’emergenza.  La redazione delle Iene, si è posta innanzitutto tre domande, le quali sono state poi girate al ministero della salute, al momento senza ottenere risposta. Perché non sono stati aggiornati i protocolli sulla quarantena? Perché è stato sconsigliato di fare autopsie? Perché il protocollo sul plasma è stato sottratto a Mantova e Pavia?

1 Perché non avete ancora aggiornato i protocolli per le quarantene?

È infatti possibile, per un positivo al Covid, uscire dopo 14 giorni dopo la fine dei sintomi da coronavirus, senza ricevere nessun tampone. Il problema – come sollevato dalle Iene – è che nella gran parte dei casi dopo 14 giorni si è ancora positivi asintomatici. Dunque col rischio enorme di infettare gli altri.

2 Perché avete sconsigliato di fare le autopsie?

Le Iene evidenziano la circolare del governo che di fatto sconsigliato di procedere alle autopsie per i pazienti Covid durante tutto il periodo dell’emergenza. Il riferimento è alla lettera c, punto 1, della circolare n.15280 del 2 maggio 2020.

Secondo il professor Paolo Dei Tos, docente di anatomia patologica dell’Università di Padova, si tratta di una “decisione che non ha senso”. “Non sappiamo nemmeno dove concretamente si localizza il virus come possiamo darci delle risposte?”. Le Iene ascoltano anche la dottoressa Gina Quaglione, Direttore di anatomia patologica dell’Ospedale di Teramo: “Qual è il danno che provoca questo virus al polmone? Sono tutte notizie che vengono fuori dalle autopsie che aiutano lo scienziato a trovare il farmaco che interrompa questo meccanismo che porta alla morte.”

Le ombre sulla gestione del coronavirus in Italia: la malattia uccide per cause diverse

Il professore Paolo Dei Tos non ha seguito le indicazioni del ministero. Insieme ai suoi colleghi, nel mese di marzo, ha eseguito molte autopsie. “Oggi sappiamo che il virus rimane all’interno dei liquidi biologici per alcuni giorno – spiega Dei Tos -. Si tratta di un dato importantissimo per sapere come trattare le salme e non estendere il contagio. “Abbiamo compreso – spiega ancora Dei Tos alle Iene – che non si tratta di una banale polmonite. Ci siamo convinti che si tratta di una patologia diversa.” Questo, secondo il docente di anatomia, “ha un’enorme conseguenza sul piano terapeutico”.

Come spiega la dottoressa Gina Guaglione si tratta di “un’alterazione proprio dell’alveolo con depositi di materiale, che poi a ritroso comprometteva anche il cuore che non riusciva a pompare il sangue.” “L’idea di lavorare sulla coagulazione – aggiunge Dei Tos -, ha rappresentato un’arma vincente per il trattamento di questi pazienti“, che morivano di microtrombi. Senza le autopsie, sconsigliate dal ministero, questa scoperta fondamentale non avrebbe salvato migliaia di vite.

Ma perché il Ministero ha sconsigliato di fare le autopsie? “Probabilmente c’è stato un eccesso di zelo – spiega Dei Tos – per non esporre gli operatori a rischio, giudicato dai loro esperti non sufficientemente utile. Rinunciare a delle informazioni così importanti, solo per una generica paura del contagio, ci è sembrato da un punto di vista della sanità pubblica, non ricevibile.

3 Perché l’Ospedale di Mantova è stato estromesso dalla sperimentazione del plasma iperimmune?

Come spiega il dottor Giuseppe De Donno, direttore di pneumologia al Carlo Poma di Mantova, il protocollo sul plasma iperimmune di Mantova “è stato preso come esempio da molti Stati europei e americani”. De Donno non ha ricevuto “neanche un messaggio” dal ministro Speranza. “L’Istituto Superiore di Sanità non mi ha contattato” spiega De Donno.

“Il governo, il ministero, aveva questa grandissima opportunità di gridare al mondo che il primo studio sul plasma convalescente è stato fatto in Italia. Dietro di noi sono partiti centinaia di studi“. Studi, come spiega il servizio delle Iene, che sono stati citati dalla rivista Nature, che definisce il plasma iperimmune “il trattamento di prima scelta per il coronavirus”.

Le ombre nella gestione del coronavirus: negli protocollo De Donno acclamato nel mondo e attaccato in Italia

Negli Usa, il professor Alessandro Santin, dell’università di Yale, che ha curato più di 11 pazienti con la terapia al plasma. “La paternità del primo studio con una certificazione importante – spiega De Donno – è di Mantova e di Pavia”. Ma allora perché hanno fatto partire una nuova sperimentazione a Pisa? “Non ci sono motivi scientifici in merito. Io penso che i motivi siano da ricercare in altro ambito. Pisa al momento ha cura due pazienti o forse tre, che sono rispetto alla casistica che abbiamo noi, assolutamente insufficienti.”

“Nessuno – spiega ancora De Donno – potrà comunque cancellare i risultati della nostra sperimentazione. È comunque il primo studio del mondo occidentale. È lo studio che ha aperto l’era del plasma convalescente.” Eppure questa sperimentazione in Italia è stata accolta con grande freddezza. Lo stesso Ricciardi, dell’Oms, sostiene che serve tempo per valutarla. Burioni, in prima serata sostiene che “questi plasmi non sono un farmaco ideale. Sono difficili e costosissimi da preparare.” Affermazioni non condivise da molti esperti, ascoltati dalle Iene.

Le ombre nella gestione del coronavirus in Italia, l’attacco a Burioni

“Tutti i servizi trasfusionali – spiega la dottoressa Giustina De Silvestro, dell’Unità operativa trasfusionale dell’Ospedale di Padova – sono attrezzati per la raccolta del plasma. È un’attività che noi facciamo quotidianamente. Siamo anche molto tranquilli nella nostra routine.” Il plasma convalescente, aggiunge De Donno “è stato acclarato anche dagli studi del professor Santin” negli Usa, “che non costa nulla“. “Su un paziente convalescente chi è che ci guadagna?” Spiega De Donno. “Noi siamo un’azienda pubblica, non dobbiamo far mercato”.

Secondo De Donno “c’era la volontà chiara ed acclarata di chiudere il plasma in cantina“. “In questo Paese si utilizzano due pesi e due misure. Contro il plasma si è scagliata una parte della comunità scientifica. In modo quasi violento. Altri farmaci li abbiamo usati tutti in silenzio, anche laddove erano presenti effetti collaterali. Il rischio infettivo per il plasma iperimmune – secondo De Donno – è di uno su venti milioni”. Vedi l’Intervista esclusiva a Giulio Tarro.

Quando scienziati in tv dicevano che pandemia non sarebbe arrivata, noi andavamo in giro con le mascherine

“Noi abbiamo avuto degli scienziati che hanno detto che per ammalarci di coronavirus dovevamo andare a Wuhan. Che in Italia questa pandemia non sarebbe mai arrivata. Quando quattro deficienti, me compreso, andavamo in giro con le mascherine. Hanno detto che se fosse arrivata in Italia sarebbe stata poco più che un’influenza. Sarebbe bello che tutti gli scienziati che si esprimono in televisione, si assumessero le responsabilità di quello che dicono”.

De Donno: non sono contro il vaccino

Poi sul vaccino: plasma e vaccino “sono due cose completamente differenti“. Il vaccino “si usa in prevenzione. Io faccio il vaccino per evitare di ammalarmi.” Il plasma si usa per “il trattamento della malattia”. “Io – chiarisce De Donno – non sono contro il vaccino. Nel mio reparto, per due anni, ho istituito l’ambulatorio di vaccino-terapia.” Il servizio completo sul sito delle Iene. Vedi anche: Coronavirus, dove ha sbagliato l’Italia? Intervista al presidente dell’Ordine dei biologi.