Il Prof. Remuzzi, coronavirus: “spiegare cosa sta succedendo alla gente, paura ingiustificata”

3 settimane fa
19 Giugno 2020
di redazione herald

Coronavirus, Remuzzi: paura ingiustificata? Il Prof. Giuseppe Remuzzi torna a parlare. Lo fa sulla scia di quanto affermato nei mesi precedenti, suffragato anche dai dati. Il Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, ha risposto alle domande di Marco Imarisio, sul Corriere della Sera.

Remuzzi fa parte di quella schiera di esperti, come ad esempio Alberto Zangrillo e Giulio Tarro, sostenitori del fatto che il virus, in quale modo, si sta progressivamente spegnendo.

 

Parla Remuzzi: sul coronavirus potrebbe esserci una paura ingiustificata

Il Professore è stato molto chiaro su chi evoca addirittura l’ipotesi di richiudere la Lombardia. “Ma per carità. Piuttosto, l’Istituto superiore della Sanità e il governo devono rendersi conto di quanto e come è cambiata la situazione da quel 20 febbraio ormai lontano. E devono comunicare di conseguenza. Altrimenti, si contribuisce, magari in modo involontario, a diffondere paura ingiustificata“.

Secondo il Direttore dell’Istituto Negri, è necessario “spiegare cosa sta succedendo alla gente, che giustamente si spaventa quando sente quei dati. Qui all’Istituto Mario Negri stiamo per pubblicare uno studio, che contiene alcune informazioni utili per capire, almeno così mi auguro”.

Lo studio condotto al Mario Negri sta per far emergere una serie di notizie importanti. Attualmente, secondo Remuzzi, ci sono “casi di positività con una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale.”

 

Cosa dovrebbe e potrebbe fare il governo

Remuzzi spiega anche, a suo avviso, cosa dovrebbero fare Iss e governo. “L’Iss e il governo devono qualificare le nuove positività, o consentire ai laboratori di farlo, spiegando alla gente che una positività inferiore alle centomila copie non contagiosa, quindi non ha senso stare a casa, isolare, così come non è più troppo utile fare dei tracciamenti che andavano bene all’inizio dell’epidemia“.

Poi spiega anche per quale motivo il virus sia ancora così tanto presente in Lombardia. “C’è stata una enorme quantità di malati, il virus è girato moltissimo, e questi sono i residui di quella diffusione”.

Secondo Remuzzi, se i nuovi contagiati “sono positivi allo stesso modo di quelli della nostra ricerca, ovvero con una positività ridicolmente inferiore a centomila” non ci sarebbe più da preoccuparsi”, in quanto “non possono contagiare gli altri”.

Ma come si fa a stabilire se i nuovi positivi sono nella stessa condizione di quelli della ricerca del Mario Negri? “C’è solo un modo per scoprirlo. Bisogna dire quanto Covid-19 c’è nelle nuove positività. E quello che sto chiedendo. Il virus è lo stesso, certo. Ma per ragioni che nessuno conosce, e forse per questo c’è molta difficoltà ad ammetterlo, in quei tamponi ce n’è poco, molto meno di prima. E di questo va tenuto conto.” L’intervista completa sul Corriere della Sera.

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