Carabiniere ucciso, l’omicida è americano e aveva scippato uno spacciatore: i dettagli

2 anni fa
27 Luglio 2019
di redazione herald

Una vicenda che si fa più complessa di quanto apparso nelle prime ore, quella che ha condotto al tragico omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega. Dopo il fermo di due cittadini americani, le indiscrezioni a margine dell’interrogatorio ad opera del procuratore Michele Prestipino, dell’aggiunto Nunzia D’Elia e del pm Sabina Calabretta, dicono che i due fermati si trovavano a trastevere nella notte  in cerca di droga. Dopo averla acquistata da uno spacciatore, si sono resi conto che erano stati raggirati: la polvere acquistata era semplice aspirina. Così decidono di recuperare i soldi rubando la borsa del pusher.

Per Elder Finnegan Lee di 19 anni e Gabriel Christian Natale Hjorth di 18, entrambi originari della California e in vacanza nella capitale, rintracciati dal Nucleo investigativo di Roma nell’albergo dove alloggiavano e dal quale erano intenti a partire, è scattato il fermo per omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione.

I fatti nella notte della tragedia. Per vendicarsi del raggiro, i due riavvicinano lo spacciatore e gli scippano quella che da tutti è stata definita una borsa, ma che in realtà è uno zainetto che l’uomo portava con sé. E’ l’inizio della tragedia che condurrà all’omicidio di Mario. Poco dopo lo spacciatore avvisa i carabinieri, che si presentano all’incontro per recuperare la borsa sulla base del “cavallo di ritorno” pattuito col pusher da i due americani, col quale avevano parlato tramite il cellulare rimasto all’interno della borsa. I due militari si sono presentati all’appuntamento nell’orario stabilito, in via Pietro Cossa, in tutta probabilità per arrestare i ragazzi americani. E’ probabile che successivamente avrebbero appurato anche chi fosse stata la persona derubata. Sta di fatto che dall’incontro scaturisce una colluttazione, dove Elder Finnegan Lee, cittadino americano, aggredisce con otto coltellate il carabiniere Mario Cerciello Rega, ferendolo a morte.

“Non pensavo fosse un carabiniere, avevo paura di essere nuovamente ingannato”. Sono le parole di Elder Finnegan Lee, dopo aver confessato l’omicidio di Mario Cerciello Rega, il quale però insieme al collega si era comunque presentato come militare dell’Arma. Lo zainetto derubato è stato ritrovato dai carabinieri successivamente, all’esterno dell’albergo dove di due statunitensi alloggiavano, come emerge dal decreto di fermo disposto dagli inquirenti. Quando i militari li hanno arrestati, i due avevano intanto già preparato i bagagli per la partenza. Ricorreva quindi anche il pericolo di fuga. Nella loro stanza i militari hanno trovato un coltello di grandi dimensioni, sporco di sangue, che era nascosto dietro un pannello del soffitto, oltre agli indumenti indossati dai complici durante l’aggressione. Intanto, il preside dell’Università John Cabot, Franco Pavoncello, ha riferito che contrariamente a quanto riportato da diverse testate giornalistiche “i fermati dagli inquirenti che indagano sull’assassinio del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello, non sono studenti della John Cabot University”.